Fernando Melani

 

(Agliana, Pistoia, 1907- Pistoia 1985)

Articoli e note di Enzo Gualtiero Bargiacchi su Fernando Melani:

Fernando Melani. ‘I bianchi …’, “Segno”, n. 14, gennaio 1980, p. 42.

Il reale oltre il reale nel lavoro di Fernando Melani“Segno”, n. 17, settembre-ottobre 1980, pp. 30-31.

Fabro, Melani, Ranaldi, “Segno”, n. 19, gennaio-febbraio 1981, pp. 23-24 [mostra a Firenze (Galleria Vera Biondi) di Luciano Fabro, Fernando Melani, Renato Ranaldi].

Ho conosciuto approfonditamente Melani nei primi anni Sessanta del Novecento e, apprezzandone il suo lavoro, ne promossi nel 1964, al Circolo di Cultura di Pistoia, una ampia mostra personale, che riscosse un grande successo (venne fatto anche un importante servizio televisivo curato da Carla Lonzi). Dopo una ventennale frequentazione con Melani, sviluppata attraverso incontri, discussioni sull’arte e sul mondo, visite alla sua casa-studio, e dopo la lettura della grande mole di dattiloscritti, contenenti le riflessioni teoriche dell’artista, progettai un complesso lavoro per presentarne in modo adeguato l’universo creativo e le sue basi fondative, nel quadro di una ampia visione estetico-filosofico-esistenziale. Questo lavoro doveva basarsi su una serie di conversazioni mirate ad approfondire tutti i punti specifici del suo operare artistico e del rapporto di questo – di ispirazione, e talora di conflitto – con le riflessioni teoriche che ne derivavano o che lo precedevano.

Purtroppo il lavoro si fermò alla stato iniziale. Ne rimane solo la registrazione del primo incontro, effettuato nella casa-studio di Fernando Melani (Corso Gramsci, 159 – Pistoia), il 21 giugno 1980, fra le ore 10.00 e le 12.30. Il documento può forse presentare un certo interesse, sia perché permette di ascoltare la viva voce dell’artista sia perché traccia, sia pur in modo sommario i suoi riferimenti estetici, filosofici e scientifici.

Intervista a Fernando Melani, effettuata nella sua casa-studio (Corso Gramsci, 159 – Pistoia), il 21 giugno 1980 (fra le ore 10.00 e le 12.30), da Enzo G. Bargiacchi:

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