Hanno detto di Pistoia (Citazioni di poeti e scrittori)


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Relicuos Catilina per montis asperos magnis itineribus in agrum Pistoriensem abducit, eo consilio uti per tramites occulte perfugeret in Galliam Transalpinam.

Sallustio, La congiura di Catilina

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Lo duca il domandò poi chi egli era;

perch’ei rispose: “Io piovvi in Toscana,

poco tempo è, in questa gola fera.

 

Vita bestial mi piacque, e non umana,

sì com a mul ch’io fui: son Vanni Fucci

bestia, e Pistoia mi fu degna tana”. […]

Ahi Pistoia, Pistoia,  ché non stanzi
d’incenerarti sì che più non duri,
poi che ‘n mal fare il seme tuo avanzi?

Per tutt’i cerchi de lo ‘nferno scuri
non vidi spirto in Dio tanto superbo,
non quel che cadde a Tebe giù da’ muri. […]

Dante Alighieri, La Divina Commedia (Inferno ,Canti XXIV e  XXV)

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Amor,  ad esser micidial pietoso

T’invita il mio tormento,

Secondo il mio talento:

Dammi di morte gioja,

Sì, che lo spirto almen torni a Pistoja. […]

 

Vola, Canzone mia, non far soggiorno:

passa ‘l Bisenzio, e l’Agna,

Riposandoti appunto in su la Brana,

Dove Marte di sangue il terren bagna,

E cerca di Selvaggia ogni contorno;

Poi di’: Senza magagna

Mio signor farà presto a voi ritorno. […]

 

Canzone , vanne così chiusa:

Entra in Pistoja a quel di Pietra mala,

E giugni da quell’ala,

Dalla qual sai che ‘l nostro Signor usa;

Poi sì, se v’è ‘l dritto segno …..

Guardami, come dèi, da cuor malvagio […]

 

Cino da Pistoia (Guittoncino de’ Sigibuldi) (Pistoia 1270-1336),  Le Rime

 

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O Città, nido mio, Pistoja vecchia

si antica che l’origin non si truova,

perch’ognor nel tuo popul mal si rinnuova

il ciel nuovo supplizio t’apparecchia. […]

 

Or via, il piange adesso!

Impara, schiuma d’Arno, alle tue spese

quel che costa a dir mal d’un pistoiese! […]

 

E strette in maggior pena

Fier di Cortona e d’Arezzo le coia:

guàrti, Volterra, e tu trema, Pistoia. […]

 

Antonio Cammelli detto Il Pistoia  (Pistoia 1436 – Ferrara 1502), Sonetti

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Il giorno di S. Giacomo io e il signor Masini partimmo due ore prima di notte per Pistoia […].

All’alba giungemmo a Pistoia e prendemmo alloggio alla locanda del Sig.Petrucci, brav’uomo sotto tutti i rapporti che ci accomodò con  nostra soddisfazione.  […]

La festa di S. Giacomo si svolge nel Duomo dedica a questo Apostolo ed è accompagnata da buona musica. … Terminate le funzioni religiose, il Consiglio invita a un ricevimento i Cavalieri locali e stranieri e offre loro confetture e rinfreschi. Sopra una grande tavola vidi un centinaio di piatti, ognuno con 4 libbre di confetti, ed in un’altra stanza una gran quantità di bicchieri per servire bibite con acqua ghiacciata. Il premio per il corso dei Berberi, cioè il Palio, era esposto al balcone e consisteva in una grande bandiera di velluto carmesino… […]

La città di Pistoia è situata in una piccola fertile pianura circondata, come quella lucchese, da alcune colline. Ha buone mura ed alcuni bastioni provvisti però da un cattivo parapetto ed è difesa da una cittadella. Le strade sono larghe e lunghe ma vi circola poca gente. […]

Il territorio pistoiese è fertilissimo. Le colline che, come dissi, circvondeano la ferace pianura sono coltivate a vino, olio e castagne, prodotti che riescono di assai buona qualità. […]

Georg Christoph Martini, Viaggio in Toscana (1725-1745), Artioli, Modena, 1969 [Reise nach Italien, 1725-1745. Traduzione di Oscar Trumpy]

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Pistoia città antichissima, e famosa è situata sopra una piacevole collina che si stacca per la parte di mezzogiorno da’ monti Appennini, e va a terminare insensibilmente nella aperta pianura, alla distanza di un miglio dalla città nostra, e da Firenze miglia venti.

Bernardino Vitoni, Guida del forestiero in Pistoia, 1779/1782 (manoscritto Biblioteca Comunale Forteguerriana)

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Pistoia Città di Toscana situata sulla via Clodia alle falde dell’Appennino … Il suo territorio cinto quasi per ogni parte dai monti, o dalle loro secondarie diramazioni è ferace di frutti, e di biade nella pianura irrogata da frequenti canali, rivi e torrenti tra i quali è compreso; le conterminali colline più basse sono ricche di olio, di vini, e di frutti … La forma della città è quasi quadrilatera e le strade sono belle e spaziose, le sue mura hanno un giro di circa tre miglia toscane: ha quattro porte con una elegante fortezza, e bastioni e baluardi che ridotti a coltivazione servono più alla delizia dei loro possessori che alla difesa dei cittadini.

Francesco Tolomei, Guida di Pistoia per gli amanti delle belle arti, Bracali, Pistoia, 1821

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Se il nome di Pistoia, in antico Pistoria traesse origine dal latino Pistores, (Fornai) forse qui più che altrove valenti in quest’arte; o come altri vuole, e con più apparenza di vero da due voci etrusche le quali suonano pist-ores e significano porta a monte, perché la città fu edificata alle falde dell’Appennino, laddove offerivasi più agevole il varco e continuo il transitare dall’Etruria nella Gallia Cisalpina.

Giuseppe Tigri, Pistoia e il suo territorio, Tip. Cino, Pistoia, 1853

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Venti miglia stante da Firenze sulla strada di Lucca, alle falde degli Appennini che dividono la Toscana dal Modenese, è posta una città che, malgrado la fertilità del suo territorio e il lieto e ridente suo sito, non si rese illustre né per il commercio, né per potenza, ma soltanto per la violenza de’ suoi civili rivolgimenti, per l’intenso odio de’ partiti che la divisero, per la fatale influenza di questi partiti nel rimanente della Toscana e sto per dir dell’Italia … Quest’essa è Pistoia. Il popolo di Pistoia era forse il più violento,il più impetuoso, il più sedizioso di quanti popoli le storie abbiano mai segnato memoria.

I. L. Simondo Sismondi, Storia delle repubbliche italiane del medio evo, Giachetti, Prato 1863

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E del Rinascimento Pistoia serba profondamente le tracce. Firenze stessa non può vantare un edifizio così caratteristico  come l’Ospedale del Ceppo, il cui bel fregio policromo è una vera curiosità artistica. Questo, come altri ospedali della città, ricorda il pio zelo di un personaggio; ed a commemorare un atto di carità fu appunto affidata l’esecuzione del fregio alla famiglia Della Robbia.

Alessandro Chiappelli, Il giudizio di un giornale straniero sopra Pistoia  e i suoi monumenti, Tip. Niccolai, Pistoia, 1882

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…. m’aggrappavo a un finestrino e montavo sul tetto e di lassù alto, respirando, guardavo tutta la città d’intorno a me, il campanile del Domo là ritto impalato, bianco, con tutti i suoi colonnini, la cupola della Madonna, grossa, maestosa, e mi divertivo alla stranezza di quel mondo …

Policarpo Petrocchi (Castello di Cireglio 1852- 1902), Il mio paese (manoscritto)

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… e Pistoia ci apparisce tra i suoi campanili, con la cupola di S. Maria dell’Umiltà che, a prima vista, in piccola mole ricorda la colossale e magnifica cupola fiorentina consacrata del genio del Brunelleschi. L’occhio non ha più il tempo di fermarsi con compiacenza su quelle linee architettoniche; siamo arrivati ed ora potremo conoscere più intimamente il carattere artistico della città.  Ogni centro di vita toscana ha la sua speciale fisionomia, e, come S. Gimignano si può chiamare la città delle torri, così Pistoia è la città dei pulpiti ….

Odoardo Hyllier Giglioli, Pistoia nelle sue opere d’Arte, Lumachi, Firenze, 1904

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Pistoia, città antichissima, nasconde la sua origine nel buio dei secoli. Le opinione degli storici sono in proposito strane e discordi; alcune tracce di abitazioni romane, rinvenute negli scavi fatti pochi anni or sono in piazza del Duomo ci assicurano ch’essa esiste fino dal secolo IV avnti l’era Cristiana.

Renato Fondi, Nuova guida di Pistoia, Pistoia, Simonti, Pistoia, 1911

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Si riposa a Pistoia come tra le braccia di una nobile campagnola. C’è un profumo d’erba e di terra misto a quello di antiche essenze, di bissi toscani, di nobili segretezze amorose. […]

Intorno alla piazze del Duomo si scende e si sale come nei sogni; a ogni volata s’incappa in un labirinto, ma si trova sempre un’uscita fiancheggiata d’archi, d’urne di marmo e fior di camelie. […]

Ma l’ora più deliziosa è al crepuscolo in piazza Mazzini. Intorno alla vasca piena di stelle liquefatte giran le coppie amorose, senza rumore. […] Chi sa gustar l’ironia delle emozioni semplici, in Piazza Mazzini si dimentica il mondo.

Ardengo Soffici, La giostra dei sensi,  Firenze, Vallecchi, Firenze, 1918

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T’amo, città di crucci, aspra Pistoia,

pel sangue de’ tuoi bianchi e de’ tuoi Neri,

che rosseggiar ne’ tuoi palagi fieri

veggo, uom di parte con antica gioia.

[…]

Ma nella sagrestia de’ belli arredi

Io conosco un sorriso più divino.

Trema, o Pistoia, in te come il mattino

Quando nasce su’ colli; e tu no ‘l vedi.

[…]

Gabriele D’Annunzio, Le città del silenzio: Pistoia, Picart,  Parigi, 1926

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E quante volte sono ritornato nella piazza del Duomo! All’alba, o quando il sole la invade, e soprattutto al chiaro di luna, che la rende deliziosa, e permette alla fantasia di evocare costumi scomparsi, le rivalità dei partiti, le grandi lotte, le collere scatenate, i delitti!  Come è tutto calmo oggi invece! Dopo tutto chissà che anche allora le giornate non fossero così dolci e quiete, le strade così tranquille e la città così addormentata come questa sera!

M. Brillant, in “L’Illustrazione Toscana”, febbraio, 1930

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Se c’è una città che riveli, guardata dall’alto, il carattere della sua storia, la sua forza di espansione nei secoli, questa è Pistoia che appare d’un tratto come una miracolosa visione a chi discenda per il versante toscano dell’Appennino, non adagiata, ma protesa nella fertile pianura. Da un centro vitale si irradiano i tre cerchi concentrici delle sue mura fino a terminare in appendici tentacolari, che segnano nel piano le direzioni di quattro grandi vie, per le quali i pistoiesi di una volta come quelli d’oggi, comunicano con le vicine città. Vie fiancheggiate da case, da borghi, da officine, che poi si perdono lontane, confondendosi coi campi fioriti, come se la vita ansiosa degli uomini volesse sposarsi alla grazia ed alla bellezza del paesaggio.

Arturo Stanghellini, Toscana minore, Nemi, Firenze, 1931

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Delle piazze comunali toscane, tutte così armoniche e così belle, poche raggiungono la compiuta bellezza di quella di Pistoia. Là, è davvero visibile e sensibile quell’accordo fra attività politica e fede religiosa. La cattedrale e il palazzo sorgono accanto, quella più avanzata di questo, protesa avanti,  quasi ad affermare il predominio della Chiesa.  .. Oggi, essa è più irregolare e più ampia, più ariosa, più ricca di luce e di cielo. La torre campanaria del Duomo è un miracolo di forza  e di eleganza congiunte.

Raffaele Ciampini, in “L’Illustrazione Toscana”, settembre 1931

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[…] Certo la Pistoia monumentale è la prima a venirti incontro. E non può essere che così. Sono blocchi di palazzi di finissima pietra, lievemente rosati, com’è quel sasso sul quale han tramontato tanti soli, intatti in quell’aria che solo essi hanno abitata; sono cattedrali, robustissime chiese, le quali, improvvise nei vari punti della città, rompono col candore dei loro marmi i corso delle vie, come le pescaie rompono il corso dei fiumi. […]

Robero Papi, Luce di Pistoia, “La Lettura”, 1 gennaio 1939

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[…] E mi rimane nel ricordo compagno dell’equilibrista temerario e del santo che, contro il cielo di un azzurro forse sgorgato dal cuore d’uno zaffiro, si mostra una volta l’anno, con un mantello fiammante, strano pellegrino, incamminato nel cielo.

Gianna Manzini, Racconto, in “L’Illustrazione Toscana”, dicembre 1942

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Pistoia è la città delle belle chiese romaniche: lo sviluppo e l’affermazione dello stile romanico coincidono con i secoli di massima prosperità del libero Comune pistoiese, attagliandosi perfettamente al carattere forte e dolce insieme dei cittadini di Pistoia. Anche quando elementi gentili verranno immessi nell’arte pistoiese dal gotico fiorito, dal rinascimento gentile e solenne, i nostri monumenti, le nostre pitture, le nostre sculture, conserveranno una sobrietà ed una severità  senza selvatichezza, naturalmente senza sdolcinatura.

Giulio Innocenti, Guida di Pistoia, Pistoia, Milani, Pistoia, 1954

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Chi entri in Pistoia la trova luminosa e quieta: ma se penetra un po’ dal canto odierno della Porta vecchia nella stretta ed oscura via degli Orafi, ritroverà – nonostante qualche chiassosa alterazione moderna – il carattere di quelle antiche età, durante le quali i Pistoiesi rubesti furono divisi tra Guelfi e Ghibellini, poi fra Bianchi e Neri, infine fra Cancellieri e Panciatichi.

Alfredo Chiti, Pistoia, “Viaggi in Italia”. Rassegna turistica della CIT e delle Ferrovie dello Stato, n. 2, aprile-maggio 1950

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Ero bambino quando rimanevo incantato nella grande piazza del mercato, a guardare l’uomo che fischiava mostrando serpenti che si avvolgevano sinuosi alle sue magre braccia. Il mio mondo allora era la piazza del mercato: sapevo girare fra le bancarelle fresche di ombra sotto le tele bianche, in mezzo alla gente che parlava e comprava […] Negli altri giorni che non c’era mercato la piazza mi sembrava triste: una distesa immensa di pietre scalpelliate, chiusa da alti edifici […]

Sergio Civinini, Stagione di mezzo, Einaudi, Torino, 1955

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[…] E il giardino pubblico di Piazza Mazzini, col busto di Cino: una pena vedergli il naso rotto, a lui, un poeta. […]Ogni terrazza versava torrenti di glicine; e che gara, fra chi aveva orti e giardini […] mai più visti mughetti così veementi e altrettanti carichi di profumo […]

Basterebbe una strada, via Ripa del Sale, a farmi tenere tutta la città in mezzo al petto. In pendio, stretta, linda, come se ogni passante fosse il primo, ambiziosa di un’antichità ben custodita […]

[…] E poi la chiesa della Madonna. Quella cupola che, quasi incombente sulla mia casa, mi persuadeva della sua magia, senza che ne comprendessi la bellezza.

Gianna Manzini, Ritratto in piedi, Milano, Mondadori, Milano, 1975

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La città emerge a volo d’uccello: un modo di dire per guardare la città come una volta era un indizio (il volo degli uccelli) per fondarla. Spicchiamo il volo, allora dalla torre del Duomo.

Giovanni Michelucci, Leggere una città, Alinea, Firenze, 1988

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Sì la città antica è tutta un ciottolo: tagliente, etrusca nello spirito anche se è medioevale come tempo di nascita.

Bisogna vedere, per capirla, il mercato del sabato sulla piazza del Duomo che è una festa d’altri tempi. […]

Il pistoiese vuole bene alla città “murata”, fatta di strade piazze dove sosta, fa mercato, tratta gli affari e passeggia. Egli vuole che il muro sia murato bene e che i mattoni di pietra conservino le loro caratteristiche e che il tutto costi poco. Io  vado a Pistoia preferibilmente nei giorni di mercato. In quei giorni si capisce quanto la struttura di questa città sia funzionale; più c’è gente, baccano e odore di vergatine più essa è vera e bella. A primavera l’odore del vergatino si mescola a quello della terra e allora l’architettura “zebrata” che caratterizza le chiese romaniche, è come la sintesi plastica di tutti gli odori e umori.  […]

Giovanni Michelucci, Alle Radici.  Pistoia come luogo felice, Alinea, Firenze, 1992

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I tuoi sdruccioli, amata città, come la Ripa del sale, dove portano accelerando il passo pensoso di chi li discende? […]

Pistoia è una città rocciosa, per questo è una città scultorea, che racchiude nel suo seno alcune tra le più grandi esperienze plastiche del Medioevo, da Gruamonte a Guido da Como, da frà Guglielmo da Pisa al drammatico Giovanni Pisano, fino all’”etrusco” Marino Marini con i suoi cavalli impennati come fiamme, in pose stravolte, , in una sorta di informale dopo la forma quasi a tentare di sfuggire alla propria prigione esistenziale in un gravitazionale verso l’alto.

Scoppiava a mezzogiorno il rintocco sulle campane del Duomno di Pistoia, l’antico Gardingo longobardo dell’amata città, che pareva pascersi indolente ai suoi piedi nel sole stanziato sulle pietre grigie e sugli embrici tutt’intorno rosseggianti a vista d’occhio come una grande pastura, mentre più in là i monti azzurrini parevano liquefare il lontano orizzonte.

Piero Bigongiari, Una città rocciosa, Ocra Gialla, Pistoia, 1994

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Pistoia è una città che nei secoli si è vieppiù interrata: è una città che da una parte ha questo azzurrocupo antemurale dell’Appennino da cui calano d’inverno gelidi di neve i venti che ruotano intorno alla cupola della Madonna dell’Umiltà e scendono vorticando in Via del Vento, fino a screpolare le mani.

Piero Bigongiari – Nel Giardino di Armida – Pistoia, Ocra Gialla, 1996

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Il Battistero di  fronte al Duomo di Pistoia.

Un dialogo di spazi e di forme che costituiscono una comunione che ha una dolcezza e una familiarità che nasce proprio fra due persone molto diverse che si conoscono in ogni fibra e abitudine. La chiesa trasmette l’intimità di una casa. La facciata stessa esprime una vita interna, una interiorità sottomessa alla imponente, ma comprensiva personalità del Battistero. Sono due figure che si amano. ….. E’ opportuno che il visitatore si soffermi all’imbocco della piazza e guardi a lungo i due edifici che si fronteggiano in un dialogo che dura da secoli, come se abbiano ancora qualcosa da dirsi e che lo vogliono comunicare proprio a lui, ignaro passante.

Giovanni Michelucci, Dove si incontrano gli angeli. Pensieri, fiabe e sogni, Carlo Zella Editore, Fondazione Michelucci, 1997

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[Citazioni raccolte per il sito web http://www.ippolito-desideri.net

da Federica Lucarelli e Mario Lucarelli (Taberna Libraria, Via della Rosa 38. 51100 Pistoia)]

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