Nicolas Krick

 

(LixheimMeurthe [oggi Moselle], Lorraine, 1.3.1819 – Somme, regno tribale Mishmi [attuale Arunachal PradeshIndia], dopo il luglio 1854)

Figlio di Michel Krick e di Élisabeth Dubourg, sposi dal 1815, Nicolas (nome con il quale verrà effettivamente chiamato, corrispondente a quello del padrino), fu battezzato il 2 marzo 1819, giorno successivo alla nascita, con il nome Michel. Preceduto da una sorella, che ha già tre anni, sarà seguito da due fratelli (Joseph, nel 1823, e Nicolas Alexis, nel 1824) e da un’altra sorella (Marie-Élisabeth, nel1826). La morte della madre con l’ultimo parto rappresenta un trauma che segnerà la formazione del piccolo Nicolas, allora di solo sette anni.

Il 4 novembre 1839 entra nel grande seminario di Nancy; è sottodiacono nel 1842, diacono il 13 dicembre  1843, prete il 1° giugno 1844.

Cresciuto in un ambiente familiare di idee liberali, a queste Krick cercherà di rimanere fedele, coniugandole con quelle religiose. A questo riguardo la sua biografa affermerà:

Nicolas Krick, en contact avec des influences très diverses, la piété de sa mère, les aspirations libérales de sa famille, le romantisme et l’humanisme ambiant, n’est pas modelé par une culture purement cléricale. Nous sommes ainsi face à une personnalité très riche et clairvoyante, enracinée dans une tradition chrétienne classique, mais ouverte aux idée nouvelles, ce qui est rare dans le clergé de son époque [Buzelin 2001, p.17].

Dopo aver svolto attività sacerdotale in parrocchie della Lorena, sua regione, il 28 ottobre 1848, poco prima della famosa rivoluzione, arriva a Parigi ed entra alleMissions Étrangères. Qui Krick riceve, insieme a Julien Rabin [1] e Louis Bernard, [2] i necessari insegnamenti, che comprendono i rudimenti della medicina e della chirurgia, il corso di inglese e quello di tibetano, tenuto da Philippe-Édouard Foucaux[3]

Era in corso un grande sforzo per la penetrazione del cristianesimo in Tibet, ma il paese risultava inaccessibile per la congiunta opposizione tibetana e cinese all’ ingresso di stranieri in quel paese. Falliti i primi tentativi di ingresso dal lato cinese, fu costituita la missione del Tibet meridionale, per cercare una via di ingresso da sud, dall’Assam, dal Sikkim o dall’India. Allo scopo di favorire l’operazione, un breve di Pio IX del 16 febbraio 1850 riuniva la provincia dell’Assam al ‘Vicariato apostolico di Lhassa’. Questo vicariato era stato istituito da papa Gregorio XVI, con breve del 27 marzo 1846 (Ex debito pastoralis); in precedenza il Tibet era compreso nel vicariato apostolico del Tibet e dell’Indostan, retto dal 1842 dal cappuccino toscano Giuseppe Antonio Borghi[4] vescovo di Agra.

Completata la preparazione essenziale, Krick, Rabin e Bernard vengono assegnati alla missione del Tibet meridionale, Rabin con il grado di superiore, e il 23 dicembre 1850 si portano a Porthsmouth, dal cui porto salpano il primo gennaio 1851, diretti a Madras (oggi Chennai), dove sbarcano il 26 aprile 1850, accolti dal vescovo inglese Farrel.

Per riprendersi dai disagi del viaggio i tre missionari rimangono due settimane a Madras, prima di portarsi a Calcutta, dove si pongono al servizio di Joseph Carew, [5] vicario apostolico del Bengala. Nonostante la calorosa accoglienza le difficoltà si presentano davvero notevoli per i francesi che, con una scarsa conoscenza dell’inglese, devono ora affrontare lo studio delle lingue locali e del tibetano; inoltre le informazioni raccolte sui precedenti tentativi per entrare in Tibetprospettano una impresa oltre i limiti del possibile.

Dietro consiglio del maggiore Francis Jenkins, [6] commissario dell’Assam e agente del governatore generale della frontiera nord-orientale, si installano aGauhati, città strategica dell’Assam, in quanto sede del commissario generale del governo inglese, e luogo di partenza verso il Bhutan e i territori orientali. Partiti daCalcutta il 14 giugno 1850, dopo una sosta a Dacca, da monsignor Thomas Oliffe, [7] Krick, Bernard e Rabin arrivarono a Gauhati il 27 giugno successivo.

La situazione trovata dai missionari non era certo incoraggiante. Gli inglesi non offrivano molto aiuto, poiché non gradivano gli sconfinamenti in Tibet per le noie diplomatiche che ne sarebbero derivate. D’altra parte essere considerati agenti degli inglesi sarebbe stato decisamente controproducente, dato che era ormai noto che le loro ricognizioni topografiche preludevano ad una successiva invasione militare (la dominazione britannica estesa a tutto il subcontinente indiano, tendeva a dilagare a oriente e occidente e anche verso il nord).

Krick fu impegnato per diversi mesi per aiutare Oliffe nel sud dell’Assam, mentre i confratelli erano bloccati dalle malattie. I tre si ricongiunsero l’11 aprile 1851 eRabin e Bernard, riavutisi dai loro malanni, tentarono la via del Bhutan, ma furono respinti, su ordine del re Deb, non appena giunti al confine di questo paese. A questo punto, il 26 maggio 1851, è Krick a partire verso il Bhutan, ma scopre ben presto che i passaggi da quel paese per il Tibet sono impraticabili da marzo a ottobre; decide allora di recarsi a Nagaon[8] dove era presente una comunità cristiana e dove ha modo di formarsi una migliore conoscenza della zona con l’aiuto del capitano John Butler, [9] il quale, oltre alla sua diretta testimonianza, gli presta i resoconti dei viaggi nei territori dei Mishmi, di Robert Wilcox [10] (1828) e William Griffith [11] (1847), e in Bhutan di Robert Boileau Pemberton [12] (1839). Da queste fonti risulta che le due possibili vie di ingresso in Tibet sono rappresentate dalle valli dei fiumi Dihang [13] e dell’affluente Lohit, abitate rispettivamente dalle tribù degli Abor (che in realtà si dovrebbero chiamare Adi[14] e deiMishmi.

Ottenute le giuste informazioni, il 12 agosto 1851 Krick lascia Nagaon e risale in battello il Brahmaputra, che in quella stagione è al massimo della sua portata; il 6 settembre è a Dibrugarh, dove, accolto dal tenente D. Reid, comandante dell’artiglieria locale, rimane fino al 23 dello stesso mese. Tre giorni dopo, il 26 settembre, raggiunge Saikhoa, stazione militare all’estremità della provincia dell’Assam, nei pressi della confluenza, da est, del Lohit nel Dihang, e vi incontra il capitano Smith, comandante della frontiera e il capitano Hamilton Vetch. [15] Questi gli propose di aggregarsi alla sua spedizione fra gli Abor tesa ad imporre le ragioni coloniali inglesi ai nativi, i quali pretendevano un tributo dai cercatori d’oro. Partecipando a questa spedizione il missionario francese poté avere un contatto con le popolazioni che abitavano al confine del Tibet, avvicinandosi a quel confine, ma senza poterlo raggiungere. Tuttavia, con l’aiuto del capitano Vetch, individuò la via giusta, quella per la valle del Lohit, per raggiungere il suo obbiettivo e soprattutto trovò una guida affidabile che conosceva la lingua dei Mishmi, la tribù che abitava quel territorio.

Tornato a Saikhoa, dopo aver reclutato i portatori necessari, il 15 dicembre 1851 Krick partì con la sua nuova spedizione; tre giorni dopo entrò nel territorio deiMishmi, attraversato risalendo il corso del Lohit (da lui scambiato per il Brahmaputra), fino a Walong, sulla riva occidentale del fiume, primo villaggio tibetano, [16]raggiunto il 16 gennaio 1852. Siamo in un area, dai confini incerti, che oggi sia l’India che la Cina ritengono loro. Tutto il percorso di Krick si svolse su un territorio oggi parte dello stato indiano dell’Arunachal Pradesh, ma rivendicato dalla Cina, che non ha mai riconosciuto la linea di confine imposta dalla autorità coloniale britannica.

Da Walong, con due giornate di cammino, si spinse ancora più a nord, nel villaggio di Somme; vi incontrò i primi monaci tibetani, del monastero di Rima, e vi rimase fino al 2 febbraio, quando gli fu ordinato di partire. Rientrò a Saikhoa il 18 marzo 1852.

Nel frattempo Rabin e Bernard avevano operato senza successo un nuovo tentativo di aprire la via del Bhutan, e il superiore di quella missione, sconfortato e malato, il 31 dicembre 1851 era partito per rientrare in Francia. In conseguenza del ritiro di Rabin, con decreto del 7 novembre 1852 (trasmesso con lettera del 22 dicembre dello stesso anno), Krick veniva nominato prefetto apostolico e superiore della missione del Tibet meridionale. Contemporaneamente veniva deciso di rimpiazzare l’unità mancante inviando un nuovo missionario, Augustin-Étienne Bourry. [17]

Krick riceve la nomina il 24 febbraio 1853, mentre è in partenza per una nuova spedizione che lo porterà ancora, nei primi giorni di marzo, fra gli Abor. Nel dicembre 1853 torna a Saikhoa, dove aveva chiesto di essere raggiunto dal nuovo arrivato Bourry.

Compiuti i necessari preparativi, i due missionari francesi, con le guide assoldate, partono il 19 febbraio 1854 per la nuova spedizione e il 29 luglio dello stesso anno Krick annuncia l’ingresso in Tibet e la sistemazione nel villaggio di Somme, con una lettera inviata ai superiori del seminario delle Missions Étrangères. Si tratta dell’ultima comunicazione ricevuta. Una lettera di Louis Bernard del dicembre1854 annuncia ai direttori del Seminario di Parigi la scomparsa dei  due confratelli, senza essere in grado di specificare le circostanze della loro morte.

Il capitano Edward Tuite Dalton, [18] assistente politico del commissario di Kamrup[19] ordinò una inchiesta e il tenente Eden diresse una spedizione punitiva contro il villaggio Mishmi, il cui capo, Kaïsha, era ritenuto responsabile dell’uccisione dei due missionari, i cui resti non furono mai ritrovati.

Nicolas Krick, da buon missionario, ma anche buon esploratore, geografo e naturalista, compilò un dettagliato diario del suo viaggio dl 1851-1852 e lo inviò ai suoi superiori e a Foucaux, suo insegnante di tibetano. Fu pubblicato nel 1854:

- Relation d’un Voyage au Thibet en 1852 et d’un voyage chez les Abors en 1853 par M. l’abbé Krick de la Société des Missions Étrangères, Supérieur de la Mission du Thibet pour le sud ; suivie de quelques documents sur la mème mission par MM. Renou et Latry, Librairie de piété et d’éducation d’Auguste Vaton, Paris, 1854.

La stessa relazione è riportata in:

- Juliette Buzelin, Tibet terre promise. Le Journal de voyage de Nicolas Krick, missionnaire et explorateur (1851-1852), Missions Etrangères (Église d’Asie. Série Histoire, Études et documents, 15), Paris, 2001, pp. 312.

Su Nicolas Krick si vedano anche:

- Françoise Fauconnet-Buzelin, Les porteurs d’espérance: la mission du Tibet-Sud (1848-1854), Les Éditions du Cerf, Paris, 1999, pp. 256;

e, in traduzione inglese:

- Françoise Fauconnet-Buzelin, Mission unto martyrdom: the amazing story of Nicolas Krick and Augustin Bourry the first martyrs of Arunachal Pradesh, Don Bosco Centre for Indigenous Cultures, Shillong, 2001, pp. XIII + 271.


[1] Julien Rabin (PannecéLoire Inférieure, 2.4.1819 – Nantes 17.2.1876), dopo gli studi al seminario di Nantes, il 21.12.1844 è ordinato sacerdote. Assolti gli incarichi di professore e poi direttore del collegio di Couëts, e di vicario a Manchecoul, il 22 gennaio 1849 entra nel seminario delle Missions Étrangères. Rientrato in Francia nel 1852, vi svolge normali funzioni diocesane.

[2] Louis-Marie-Noël Bernard (Mont-Luc, Nantes, 24.11.1821 – MontbetonTarn-et-GaronneMidi-Pyrénées, 30.5.1888) il 18 settembre 1848 entra nel seminario delle Missions Étrangères ed è ordinato il 23 dicembre dello stesso anno. Fallito il suo tentativo di entrare in Tibet per la via dell’Assam, fece altri tentativi a partire dal Sikkim e dall’India. Nel 1858 venne inviato in Birmania. Rientrò in Francia nel 1884.

[3] Philippe-Édouard Foucaux (AngersMaine-et-LoirePays de la Loire, 15.9.1811 – Paris 19.5.1894), tibetologo francese. Straordinariamente dotato per le lingue, impara latinogrecoitalianospagnolo e tedesco, e, nel 1838 è a Parigi per studiare sanscrito al Collège de France. Il corso era tenuto da Eugène Burnouf(Paris 8.4.1801 – Paris 28.5.1852), il quale, apprezzando l’allievo, lo avviò allo studio del tibetano; di questa lingua erano infatti pervenute alla Société Asiatique diParigi, nel 1835, due importanti opere, dizionario e grammatica dell’ungherese Sándor Csoma de Kőrös (Kőrös, Transilvania, 27.3.1784 – Darjeeling 11.4.1842).Alla stessa Società Asiatica erano arrivati in quegli anni anche i preziosi testi orientali in sanscrito e tibetano, inviati da Brian Houghton Hodgson (Lower Bridge,PrestburyCheshire, 1.2.1801 – London 23.5.1894). Foucaux studiò da solo il tibetano e ne divenne esperto.

Sostenuto da Burnouf, già il 18 giugno 1840 era stato ammesso come membro della Société Asiatique, e nel 1842 ottenne l’istituzione, alla École Nationale des langues orientales di Parigi, della prima cattedra di lingua tibetana in Europa; tenne quella cattedra fino al 1864 (fu solo brevemente sospesa nel 1848 per lo scarso numero di allievi). Nel frattempo tradusse e commentò importanti testi del buddhismo, fra i quali il Lalitavistara sutra (nel 1847-1848 ne pubblicò il testo tibetano e la traduzione francese). Il 30 novembre 1853 ritornò anche formalmente titolare della cattedra di tibetano, che dal 1849 era autorizzato a tenere, ma senza retribuzione, mentre il 23 novembre 1857 è incaricato della cattedra di sanscrito (ne diverrà titolare l’8 dicembre 1862), succedendo a Théodore Pavie (1811-1896), il quale l’aveva ricevuta alla morte di Burnouf.

Con la Grammaire de la langue tibétaine (L’Imprimerie impériale, Paris, 1858), pubblicò la prima grammatica tibetana in francese.

Nel 1864, lasciata a Henri-Léon Feer (Rouen 22.11.1830 - Paris 10.3.1902) la cattedra di tibetano (che, per scarsità di studenti, sarà soppressa nel 1873),Foucaux fu fatto cavaliere della Légion d’Honneur. Mantenne l’insegnamento del sanscrito e proseguì la sua opera di traduzione e commento dei testi buddhisti.

Su Foucaux si vedano : Bernard Le Calloc’h, Philippe-Édouard Foucaux. First Tibetan teacher in Europe, “The Tibet Journal”, XII, n.1, 1987, pp. 39-48; Un Angevin oublié, Philippe-Edouard Foucaux, le premier tibétologue français, “Archævs, Studies in History of Religions”, V, 2001, p. 27-66.

[4] Giuseppe Antonio Borghi (Livorno 1.2.1803 – CortonaArezzo, 31.7.1851), al secolo Giacomo, figlio di Pasquale e Caterina Curry (di origini irlandesi), entra in convento a diciannove anni, dopo aver ottenuto il permesso del granduca, come era prassi nel Granducato di Toscana. Veste l’abito dei Cappuccini il 12 aprile 1822, nel Convento di Cortona, ed assume il nome di fra’ Giuseppe Antonio da Livorno. Ordinato sacerdote nel 1827, dopo i consueti anni di noviziato e di studio teologico, gli viene affidata la formazione dei post-novizi nel Convento di Volterra, ma si indirizza subito verso l’attività missionaria.

È prima in Georgia, dove resta fino al 1838, quando viene nominato, a soli 35 anni, vescovo coadiutore del Vicario Apostolico di Agra (Indostan), monsignor Antonino Pezzoni. Consacrato vescovo nel 1839 nella chiesa patriarcale latina di Costantinopoli da monsignor Giuliano Maria Hillereau (1796-1855), arcivescovo titolare di Petra (e, dal 1835, vicario patriarcale di Costantinopoli), raggiunge la missione, dopo un lungo e difficoltoso viaggio, il 29 settembre dello stesso anno.

Appena ottenuto un valido coadiutore, padre Gaetano Carli da Pistoia, torna in Europa, è ricevuto dal pontefice Gregorio XVI il 19 aprile 1844, e nominato Assistente al Soglio Pontificio, e si incontra con i più autorevoli esponenti della Congregazione di “Propaganda Fide”, ottenendo il consenso e il supporto per i suoi grandi progetti. Gira poi per l’Europaper raccogliere i fondi, ottenendo rilevanti risultati soprattutto in Francia e in Irlanda. Così Il 4 ottobre 1844 salpa da Marsiglia, insieme a un nutrito gruppo di suore, frati cappuccini e altro personale, oltre a grande quantità di materiali. Fra il 1845 e il 1848 viene edificata la cattedrale di Agra e sono realizzate e messe in cantiere varie altre opere. Ma le condizioni di salute impongono al Borghi il rientro in Europa. Raggiunto Napoli, il 12 giugno 1849 invia aPropaganda Fide le dimissioni da vicario apostolico di Agra, ed ottiene di poter rientrare nel suo vecchio convento di Cortona, diocesi della quale papa Pio IX lo nominerà vescovo il 5 novembre 1849.

[5] Joseph Carew (1813-1855), dal 6.3.1838 coadiutore di monsignor Daniel O’Connor, a Madras, si sposta a Calcutta, dove il 6 novembre 1840 assume l’incarico di vicario apostolico del Bengala.

[6] Francis Jenkins (1793-1866) tenne queste cariche dal 1834 al 1861. Era succeduto il 23 gennaio 1834 a Thomas Campbell Robertson (1789-1863), che era in carica dal 1831, e fu rimpiazzato da Henry Hopkinson (1820-1899), che mantenne la carica fino al 1874.

[7] Thomas Oliffe (1800-1859), coadiutore di Joseph Carew (1813-1855), dal 23 agosto 1843, e suo successore come vicario apostolico del Bengala dal 1855.

[8] Città dell’Assam, dagli inglesi chiamata allora Nowgong, attraversata dal fiume Kolong, affluente del Brahmaputra.

[9] John Butler, soldato del 55° reggimento di fanteria, per la prima volta in Assam nel 1837. Nel 1840 è vice comandante della fanteria leggera dell’Assam e in seguito assistente del governatore generale della Frontiera Nord-orientale. Nel 1844 è incaricato delle tribù soggette dell’Alto Assam. Ritirato nel 1865. Autore di varie spedizioni fra le tribù dell’Assam, ha lasciato dei resoconti pubblicati nei volumi:

- John Butler, A Sketch of Assam with some account of the Hill tribes. By an officer in the Hon. East India Company’s Bengal Native Infantry in Civil Employ. With illustrations from sketches by the author, Smith, Elder & Co., London, 1847 [reprint in India’s North-East Frontier in the Nineteenth Century, edited with an introduction by Verrier Elwin, Oxford University Press, London, 1959].

- Major John Butler, Travels And Adventures In The Province of Assam, during a residence of fourteen years, Smith, Elder & Co., London, 1855 [reprint Vinek Publ. Company, New Delhi, 1978].

[10] Robert Wilcox, esploratore inglese che ha condotto varie spedizioni in Assam, fra il 1825 e il 1828. Ha lasciato il resoconto: Robert Wilcox, Memoir of a Survey of Assam and the Neighbouring Countries Executed in 1825-1828 Asiatick Researches. Calcutta,1832-33  [reprint in  India’s North-East Frontier in the Nineteenth Century, edited with an introduction by Verrier Elwin, Oxford University Press, London, 1959; reprint Vedam Books, New Delhi, 1998, pp. 169, maps].

[11] William Griffith (1810-1845) medico, naturalista e botanico britannico. Dopo un primo incarico come medico nel Tenasserim birmano, condusse diverse missioni, studiando le piante locali, in BirmaniaAssamBhutanSikkim, area himalayana intorno a SimlaAfghanistan. In seguito esercitò come medico inMalacca, dove morì per una infezione parassitica del fegato. È autore di: William Griffith, Journals of Travels in Assam Burma Bootan Affghanistan and the Neighbouring Countries, Bishop’s College Press, Calcutta, 1847 [reprint Ch’eng-wen Publishers Company, 1971; Munshiram Manoharlal Publishers, New Delhi, 2001].

[12] Robert Boileau Pemberton, capitano di un reggimento di fanteria della East India Company. Inviato in una ambasceria alla corte di Deb Raja a Punakha, inBhutan (21.12.1837 – 25.5.1838), in compagnia dell’assistente Ensign Blake e del dottor William Griffith, non riuscì ad ottenere il permesso di entrare in Tibet. È autore di:

- Captain R. Boileau Pemberton, Report on the Eastern Frontier of British India, with an appendix and maps, Printed at the Baptist Mission Press (by order of the Supreme Government of India), Calcutta, 1835;

- Captain R. Boileau Pemberton, Report on Bootan, Bengal Military Orphan Press, Calcutta, 1839 [reprint Vedam Books, New Delhi, 2005].

[13] Nome assunto qui dal gran fiume tibetano Tsangpo, nel tratto finale chiamato Brahmaputra.

[14] Il nome corretto è Adi, che in assamese significa “collina” o “cima montana”, mentre Abor significa “nudo, incivile”. La tribù vive in un territorio che si estende fra il Tibet meridionale e l’attuale stato indiano dell’Arunachal Pradesh.

[15] Il capitano Hamilton Vetch concluse la sua carriera militare come generale.

[16] Oggi Walong (28°, 6′ latitudine nord; 97° longitudine est) è l’ultimo villaggio dello stato indiano dell’Arunachal Pradesh, a soli 20 Km dal confine cinese, oltre il quale si trova Rima, primo villaggio tibetano. Walong, sito sulla riva occidentale del fiume Lohit, appartiene oggi al distretto Anjaw (fino al 2004 era parte deldistretto Lohit), il cui capoluogo, Tezu, dista circa 180 Km. Nel 1962 vi si svolse una cruenta battaglia fra gli eserciti dei due paesi contendenti.

[17] Augustin-Étienne Bourry (La Chapelle-Largeault, Poitiers, 26.12.1826 - Somme, regno tribale Mishmi [attuale Arunachal PradeshIndia], dopo il luglio1854), figlio di Augustin e Jeanne-Felicité Rigaudeau, studiò nel collegio di Saint-Maixent, passando poi al piccolo seminario di Montmorillon e, nell’ottobre del 1848, al grande seminario di Poitier. La grande vocazione e determinazione compensò la scarsa intelligenza e così Bourry divenne sottodiacono nel Natale 1850 e diacono nel 1851. Nel giugno del 1851 entrò nel seminario delle Missions Étrangères, dove l’anno successivo fu ordinato sacerdote e, poco dopo, il 21 giugno 1852, fu destinato alla missione della Corea, destinazione cambiata in seguito alla notizia del rientro di Rabin.

Bourry lasciò Parigi il 12 agosto 1852 e si imbarcò a Bordeaux il 20 dello stesso mese per giungere il 26 dicembre 1852 a Pondicherry, dove si trattenne fino al 9 gennaio 1853. Imbarcatosi di nuovo sullo stesso battello, arrivò cinque giorni dopo a Madras, ove fu accolto dal locale vescovo Jean Fennelly (vicario apostolico diMadras dal 1842, alla morte, avvenuta nel 1868, quando fu rimpiazzato da Stephen Fennelly). Il 4 febbraio 1853 fu a Calcutta, da dove, con un ultimo viaggio di 24 giorni, il  29 marzo 1853, raggiunse Gauhati, sede della sua missione. Insieme al superiore Krick, partirà il 19 febbraio 1854 per la spedizione che, raggiunto il confine tibetano, il 29 luglio 1854, condurrà i due missionari al martirio.

[18] Edward Tuite Dalton (1815-1880), militare e antropologo britannico, appartenente al Bengal Staff Corps, del quale divenne colonnello nel 1872 e generale maggiore nel 1877 (nel 1854 era capitano). Nel 1851 è assistente politico del commissario di Kamrup, mentre nel 1855 ha l’incarico di assistente principale dell’agente del governatore generale dell’Assam. Condusse varie spedizioni, specialmente fra gli Abor. È autore di:

Descriptive Ethnology of Bengal, Calcutta, 1872 [reprint Indian Studies. Past and Present, Calcutta, 1973];

On the Miris and Abors in Assam, e Report of his Visit to the Hills in the Neighbourhood of Soobamshiri “Journal of the Asiatic Society of Bengal”, vol. XIV, Part I, 1845.

[19] Kamrup, denominazione derivata da Kamarupa, antico nome dell’Assam, già distretto del Bengala orientale e Assam, nell’India britannica, è ora un distretto nella parte occidentale dell’Assam, stato della Federazione indiana. In questo distretto, come in quelli vicini di Nalbari e Barpeta, si parla il dialetto kamrupi.

[Scheda redatta il 17.3.2009 da Enzo G. Bargiacchi]

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