Tommaso Vincenzo Moniglia


(Firenze, agosto 1686 – Pisa, 15.2.1767), teologo domenicano

 

Pietro Tommaso Vincenzo Moniglia [Thomas Vincentius Monella], figlio del dottor Gio. Andrea Moniglia (medico presso la corte medicea), nacque a Firenze nell’agosto 1686 e, dopo aver studiato a Pisa, entrò nell’Ordine domenicano, formandosi nel Convento di San Marco a Firenze.

Il giovane e brillante religioso stabilì una stretta amicizia con sir Henry Newton (1651-1715), a Firenze dal 1704 al 1711, in quanto inviato dalla regina Anna di Gran Bretagna (1665-1714), come ambasciatore presso la corte del granduca di Toscana, Cosimo III dei Medici (1670-1723). L’ambasciatore convinse Moniglia che in Inghilterra avrebbe potuto ottenere un riconoscimento adeguato al suo notevole talento ben maggiore di quello possibile in Italia.

A seguito di quella decisione, fuggì dal convento e, imbarcatosi a Livorno, raggiunse Londra, dove, traendo frutti dagli incontri con gli studiosi locali e dagli studi nelle biblioteche, acquisì una preziosa formazione. Non trovò tuttavia il paradiso promessogli e, trovandosi in ristrettezze economiche, si rivolse al granduca di Toscana per chiedere aiuto in favore del suo rientro in patria.

La sua petizione ebbe esito positivo e così, dopo tre anni trascorsi in Inghilterra, rientrò in Toscana e, per intercessione diretta del granduca, fu riammesso nell’Ordine. Benevolmente accolto dai suoi confratelli, approfondì le sue ricerche erudite e filosofiche, ottenendo successo come predicatore e teologo, e pubblicando libri di rilevante interesse, ed ottenendo incarichi di prestigio come quello di prefetto della Biblioteca Casanatense a Roma, e di docente di teologia a Firenze e a Pisa, città dove morì, ottantunenne, il 15 febbraio 1767.

Sempre marcato nelle sue opere il tratto polemico. In De origine sacrarum precum rosarii (1725) si opponeva alle critiche dei bollandisti verso l’Ordine domenicano, mentre in altri libri combatte le posizioni razionaliste con le quali era venuto in contatto in Inghilterra.

Moniglia ha avuto evidentemente un rapporto diretto con il missionario gesuita Ippolito Desideri, in quanto riporta, sia pur con una certa approssimazione, una interessante descrizione della legge buddhista del karma: «Ho sentito da uno di questi [missionari Europei] Pistojese Missionario del Thibet, che ivi riconoscevano un luogo di gastigo, ed uno di gaudio nell’altra vita, andandovi le anime separate dai corpi: benché secondo loro ciò accadesse per una specie piuttosto di meccanica necessità, sognando quell’infedeli che le virtù e i vizj, per un’intrinseca forza materiale tirassero le anime in quei luoghi diversi ad esse proporzionati. Così insegnano nelle numerose Università i loro Dottori. Questo missionario di casa Desideri era in età ancor fresca così perito della lingua e Libri del Thibet, che i PP. Cappuccini contrarj ad esso per causa della fondazione di quella Missione, nelle loro Scritture stampate in Roma confessano, che per la loro perizia ognuno cede al Desideri» (Moniglia 1766, Tomo I, pp. 89-90).

Fra le opere di Moniglia, si segnalano:

De origine sacrarum precum rosarii (Roma 1725)

De annis Jesu Christi Servatoris, et de religione utriusque Philippi Aug. dissertationes duae (Roma, 1741)

Dissertazione contro i fatalisti (Lucca 1744)

Dissertazione contro i materialisti ed altri increduli (Padova 1750)

Osservazioni critico filosofiche contro i naturalisti (Lucca 1760)

La mente umana spirito immortale, non materia pensante. Che contiene varj trattati giovevoli per chi vuole impugnare i materialisti (Padova 1766,  2 tomi).

Su T. V. Moniglia si vedano:

Émile Amann, ‘Moniglia Tommaso’, voce Dictionnaire de Théologie Catholique, 15 voll., Letouzey et Ané, Paris, 1903-1946: Vol. X, coll. 2215-2216 .

Biographie universelle, ancienne et moderne (Michaud), Tome XXIX, Paris, 1821, pp. (5) + 596: 375-376 (Weiss,  voce ‘Moniglia, le P. Thomas Vincent’).

“Gazzetta Toscana”, n. 8, 1767, necrologio [in Tomo secondo delle Gazzette toscane uscite settimana per settimana nell’anno 1767, Anton Giuseppe Pagani, Firenze, 1767, p. 36]

Francesco Inghirami Storia della Toscana, in sette epoche distribuita, Poligrafica Fiesolana dai torchi dell’autore, Fiesole (Firenze), 1841-1844 (16 voll. e 1 atlante): Tomo XIII, 1844, pp. 548: 429-431.

Jonathan Irvine Israel Enlightenment Contested. Philosophy, Modernity, and the Emancipation of Man. 1670-1752, Oxford University Press, 2006, pp. 514 e nota 7; 517-518 e note 15 (p. 517), 21-22 (p. 218); 524; 527; 888 (Bibliografia).

Christian Gottlieb Jöcher, Allgemeinem Gelehrten-Lexico, Bd. 4, 1813, p. 156.

Francesco Zambrini, Cenni biografici intorno ai letterati illustri italiani o Brevi memorie di quelli che co’ loro scritti illustrarono l’italico idioma, Montanari e Marabini, Faenza, 1837, pp. VIII + 238 + (7): 315.

[Scheda redatta da Enzo Gualtiero Bargiacchi, nel settembre 2009]

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