Valutazioni su Desideri e sulla sua opera

Carlo Puini, primo studioso della Relazione di Desideri, la riconosce come «un documento d’importanza veramente scientifica: […] quel che di più ampio e compiuto si è scritto fino ad oggi» sulla struttura della religione tibetana. «Al Desideri spetta indubitabilmente, rispetto al tempo suo, e pel suo stesso assoluto valore, un posto eminente nella storia delle conoscenze geografiche e religiose dell’Estremo Oriente».

Lo svedese Sven Hedin, forse il più grande esploratore-geografo del Tibet e dell’Asia Centrale, riconosce i grandi meriti di Desideri, non solo per l’impresa del viaggio che, dall’India, attraverso Punjab, Kashmir, Baltistan e Ladakh, lo aveva portato, primo europeo, a compiere l’intero percorso transhimalaiano fino a Lhasa e oltre («egli aveva compiuto un viaggio meritevole di rendere il suo nome famoso per sempre»), ma anche per la descrizione che ne ha lasciato, difficilmente superabile anche dai viaggiatori moderni. «L’opera di Desideri è una delle migliori e più affidabili mai scritte sul Tibet», ricca di precise informazioni, fornite con bello stile letterario, da indicare il gesuita «come uno dei più brillanti viaggiatori che abbiano mai visitato il Tibet e, tra gli antichi, di gran lunga il più importante e il più intelligente di tutti».

Filippo De Filippi, una delle figure dominanti nell’esplorazione della zona, rileva che la Relazione del missionario, interamente derivata da personali osservazioni sul luogo e da studi sui testi tibetani «ha un valore scientifico di prima importanza, non intaccato da nessun studio finora apparso».
Il più eminente tibetologo occidentale, Giuseppe Tucci, nota che «l’arrivo del Desideri a Lhasa segna una data memorabile nella storia degli studi tibetani perché egli fu il primo a rivelare all’occidente il Tibet, non dico nei suoi caratteri etnografici o nei suoi confini geografici, quanto piuttosto nella sua profonda e intima realtà spirituale». La sua opera, «anche oggi, a due secoli di distanza, è per profondità e chiarezza una delle più sicure esposizioni delle credenze religiose del Tibet». Altrove lo stesso Tucci apprezza Desideri «per la sua larghezza di mente e per la simpatia con la quale avvicinò il popolo di cui era ospite e la sua cultura». Per questo poté studiare con i monaci tibetani, «si abituò al loro modo di ragionare e perciò riuscì a veder chiaro dove oggi molti non trovano altro che tenebra», e a compilare «quella Relazione del Tibet che per la sua profondità e diligenza resiste all’urto dei secoli e al perfezionarsi dell’indagine». Con la Relazione e con le sue opere in lingua tibetana produsse un «mirabile incontro sul Tetto del Mondo di S. Tommaso e di Tsongkha-pa».

Il sinologo Giovanni Vacca affermò che il missionario «cercò soltanto di penetrare nell’animo dei tibetani, rendersi conto della loro vita quotidiana, dei loro sentimenti e delle loro credenze religiose; volle porsi a contatto con loro per poterli meglio stimare, amare, servire. Malgrado che la sua opera sia stata troncata a metà, egli non lavorò e non visse invano. La sua vita e il suo modo di agire, pieno di bontà, di benevolenza, di rettitudine nel giudicare i tibetani, può utilmente essere additata ad esempio».

Luciano Petech, profondo studioso della storia del Tibet, definisce Desideri come «una delle più lucide e profonde menti che l’Asia abbia mai visto pervenire dall’Europa» ed afferma che la sua vita si compendia «nel viaggio meraviglioso da lui intrapreso con entusiasmo giovanile, ma con completa maturità spirituale e con uno zelo apostolico quale pochi missionari mai esplicarono». Il gesuita ha spesso riferito interessanti notizie storiche, ma «non si è occupato di ricercare nel passato del paese; egli era un uomo del presente e dell’avvenire. Ma bene invece egli osservò i terribili avvenimenti a lui contemporanei, che influirono in modo determinante sulla storia del Tibet e le cui lontane conseguenze si fanno sentire tuttora». Con uno sforzo solitario ammirevole raggiunse risultati di enorme rilievo: «egli fu il primo tibetologo nella storia, anche se la sua opera non ebbe diffusione e rimase sepolta negli archivi per secoli».

Fosco Maraini rilevò il danno immenso, per gli studi orientali, provocato dal ritardo di due secoli nella pubblicazione dell’opera di Desideri che, se «fosse stata pienamente conosciuta fino dal ‘700, oggi senza dubbio parleremmo dell’autore come d’un Marco Polo, d’un Cristoforo Colombo dello spirito». Maraini apprezza anche lo stile letterario del missionario, compiacendosi di seguirlo «nelle sue avventure, soprattutto per quel suo italiano già nostrale, ma non privo di girigogoli gustosi».

Antonio Attisani, storico del teatro, in una opera fondamentale sulle forme della teatralità tibetana, oltre a sottolineare l’importanza del contributo desideriano ad ogni livello, sia per la conoscenza («anticipatore in Tibet del secolo dei Lumi europeo») sia per il dialogo, ne apprezza la qualità letteraria: «Desideri padroneggia un sontuoso linguaggio da scrittore, elaborato secondo coordinate che lo rendono unico, sempre costellato di metafore e di lunghe pagine immaginifiche, capace di parafrasare i testi studiati con grande maestria».
Fra gli importanti riconoscimenti del grande valore dell’opera del missionario pistoiese, da parte dei più autorevoli esperti di ogni campo disciplinare e di ogni orientamento, ricordiamo Henri de Lubac, Stephen Batchelor, Donald S. Lopez , Rudolf Kaschewsky, Martin Brauen.

Concludiamo il florilegio di citazioni con Luigi Foscolo Benedetto, curatore di una splendida edizione critica de Il Milione di Marco Polo, che così presenta Desideri: «una delle più nobili [persone] ch’io abbia incontrato nei miei disordinati vagabondaggi di studioso. Si tratta di un missionario, nel senso più completo e più alto, in tempi di operoso entusiasmo, in una delle zone più ardue dell’Asia misteriosa: la fede sincera, delle doti morali e fisiche non comuni hanno fatto di lui un precursore degli alpinisti e degli esploratori moderni […] egli crede alla verità di quello che insegna ed alla forza intrinseca della verità […] Come tutti quelli che hanno dato uno scopo alla loro vita, che hanno realmente vissuto un loro sogno, il Desideri resta fedele all’idea eroica che ha infiammato la sua giovinezza. Ha agito prima di parlare e ora parla perché altri riprenda l’opera interrotta e la compia».

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